
Sui loro progetti occorrerebbe scrivere libri, non solamente articoli: perché le trame che Antonia e le sue Penelopi Bosine intrecciano a suon di operazioni benefiche nel tessuto cittadino sono innumerevoli e da anni raccontano in filigrana la storia della sollecitudine muliebre di Varese per il volto più nascosto, e bisognoso di cure di Varese. Ma a questo giro il filo delle sempre più numerose tricoteuses che si riuniscono al mercoledì nell’ormai storica sede al secondo piano delle Corti ha preso una direzione nuova: è salito verso l’anima guardiana della Città, il Sacro Monte, e si è fatto luce.
Correva infatti il 2025 quando Monsignor Eros Monti annunciava, a distanza di un secolo esatto dall’ultimo rifacimento del Poloni, l’intenzione di restaurare le cappelle del percorso devozionale che conduce al Santuario di Santa Maria: contestualmente si sarebbe lavorato anche alla riqualificazione dell’impianto di illuminazione, ormai obsoleto. Antonia in quei giorni era inquieta: concluso un importante lavoro sempre volto alla causa filantropica, come spesso avviene all’indomani di una faticosa impresa, stava quasi deponendo le armi. In tanti le dissero di ripensarci: senza il suo entusiasmo creativo Varese avrebbe perso colore. E fu così che all’improvviso la folgorò l’idea geniale: affidare alle sue sferruzzatrici il nuovo arduo compito di lavorare per la causa della luce della XII cappella, quella dell’Ascensione, un obiettivo audace che di punto in punto, di tessera in tessera è stato raggiunto non senza difficoltà organizzative ma sempre in nome di una missione necessaria da compiere nel segno del buono, dell’utile e del bello.
Abbinare la causa sociale a quella culturale non è cosa semplice: spesso si confondono le situazioni, un ambito non equivale immediatamente all’altro, ma il quid che contraddistingue Varese in Maglia è proprio ambire a questo tipo di non facili strategie. Come dieci anni fa per il terremoto de l’Aquila, che aveva minato il cuore della bellezza e della storia italiane, oggi lane e cotoni di infiniti colori si sono intrecciati come le onde elettromagnetiche che concorrono ad attivare la magia dello spettro luminoso. La grandiosa opera del Bernascone, progettata nel 1624, torna così a risplendere grazie alle devote e care mani di questo piccolo esercito muliebre umile e gentile, al ricavato dei manufatti venduti e al vissuto personale di ciascuna delle signore di tutte le età – dalle sedici alle novanta primavere – che costellano la grande famiglia operosa della vulcanica ex campionessa di basket riprogrammatasi per i canestri dell’uncinetto dopo il pensionamento.
Bella e fiera come non mai, Antonia Calabrese vi aspetta in loco domenica 25 ottobre alle 15 per la consegna di diecimila euro – la somma raccolta dalle vendite di scialli, cappellini e gadget confezionati dall’associazione – all’arciprete Monti con i rappresentanti del Municipio che patrocinano l’evento, contornata dall’affetto delle sue magliaie e di tutti coloro che hanno creduto ancora una volta nella loro radiosa storia.
A seguire, ore 15:30, l’invito al concerto della Buona Novella, con musiche di Fabrizio De André, particolarmente caro ad Antonia, in un allestimento suggestivo. Non mancate.


