
Ieri sera, inaspettatamente, leggendo l’albo pretorio, ho intercettato la delibera del comandante della polizia locale che firmava l’apertura della nuova ciclo-pedonale di Belforte, che va da Largo IV novembre al civico 104 del viale varesino più chiacchierato degli ultimi sei mesi. La pulce nell’orecchio me l’aveva messa qualcuno che sui social raccontava che erano state tolte le transenne: si trattava quindi di questione imminente.
Lasciamo perdere il fatto che ero incredula e ho pubblicato la notizia almeno due volte e altrettante l’ho smentita, perché l’ordinanza non parlava propriamente di apertura ma di istituzione, dal momento che l’apertura sarebbe stata vincolata all’apposizione della segnaletica orizzontale e verticale: ad occhio, il giorno prima mi sembrava già sufficientemente disegnata e sistemata e anzi lo è, per le parti in rosso che intersecano gli incroci con altre vie oppure uscite private carrabili, sicuramente da maggio, quando avevo avuto modo di confrontarle con quelle analoghe milanesi che allora frequentavo quotidianamente. Comunque, avendo ricevuto conferma da fonte certa, la notizia è andata dritta sul Bollettino di Belforte e poi sui miei social. Non sulla Voce, un po’ perché attendevo un comunicato stampa che non è arrivato: forse perché era notizia talmente attesa che una brutale velina di palazzo avrebbe burocratizzato un po’ troppo ciò che invece appare finalmente nella sua pur stravagante bellezza, che va riconosciuta, nonostante le polemiche degli automobilisti, le proteste dei commercianti e il folclore dei paladini del civismo dell’ultimo minuto, che si credono i depositari del verbo.

Il testo dell’ordinanza ve lo metto in calce. Mi preme invece raccontare una cosa che non farà nessuno, perché la Voce nasce con l’intento di scrivere quello che gli altri non fanno. Questa mattina, andando a prendere l’autobus per andare in archivio, mi sono trovata a percorrere effettivamente la ciclabile finalmente aperta, e ho intercettato i giardinieri che stavano ripiantumando i tre bagolari rinsecchiti che erano stati eliminati nell’aiola alberata, su mia (e non solo) indicazione. Mi ha fatto molto piacere parlare con l’operaio che aveva già provveduto a rimuovere l’apparato radicale (a mani nude!) del primo esemplare perché chi si occupa di piantumare aiole e parchi cittadini ha da me il più profondo rispetto: difatti parlava degli alberi come se fossero creature senzienti e non come oggetti, com’è giusto e sacrosanto che sia. Verso l’una, finito di lavorare, mi è piaciuto ritornare sui miei passi e fotografare l’ultimo dei tre bagolari in piantumazione, ancora sul furgoncino della ditta appaltatrice: qui inizia una storia, mi sono detta. Per quanto mi riguarda, dal punto di vista del verde per questa volta il lavoro è davvero ben fatto e purtroppo il fatto che i tre alberelli originari non abbiano attecchito è una eventualità che leggo spesso negli annali municipali: l’impianto di irrigazione c’è, mi è stato spiegato, e fa il suo dovere. Il clima, purtroppo, non è stato per nulla clemente con il verde, e se avete notato, anche nei giardini privati tante piante hanno sofferto quest’estate.
Buona vita, quindi, alla ciclabile, anzi alla ciclopedonale belfortese, che in tanti già percorriamo a piedi da quando ha iniziato a delinearsi. Per una camminatrice come me, che vive le città consumando le suole, non c’è niente di più bello di uno spazio dove fare due passi piacevolmente nel ritrovato verde fiorito sottratto al cemento, anche se all’inizio ero un po’ scettica sull’effettiva utilità e soprattutto fattibilità della cosa (e dall’episodio dell’abbattimento del gelso, che per me rimane inspiegabile, e degli alberi di largo IV novembre, ammetto di essermi molto raffreddata negli entusiasmi circa il progetto). Un po’ in stile Belle Epoque, immersa nella storia che studio, e dove avrei voluto vivere. Una curiosità: cento e trent’anni fa, all’epoca di Ugo Scuri, il sindaco dell’ultimo scorcio dell’Ottocento, si ampliavano strade storiche per gestire al meglio il traffico che da carrabile e pedonale era divenuto misto… proprio a causa dell’avvento della bicicletta. Quindi, riassumendo: viva la ciclabile, che se riconsegna un poco di spazio a chi per scelta o per condizione non utilizza le quattro ruote, non fa poi così male, nemmeno nei riguardi della storia. Dopodiché, tutto quel che si può aggiustare, lo si aggiusterà, comprese le fermate dell’autobus di linea urbana (e non) che sembrano ridisegnate un po’ a casaccio, e la svolta a sinistra da via Ledro che, se la prendono già i carabinieri senza nemmeno metter la freccia, forse è il caso di restituirla velocemente alla cittadinanza tutta. Grazie in anticipo per ciò.


