
Dalla scorsa primavera, negli archivi comunali i bagni sono inagibili.
Inizialmente non si riusciva a far scorrere la porta dei servizi per le signore, omologati per i disabili. Cosicché chi doveva andare in bagno avvisava i presenti, chiudendo la porta principale che dà sulla sala studio, e pazienza, almeno si poteva usufruirne. Poi improvvisamente, saranno tre mesi ormai, la chiusura è divenuta tassativa. Problemi strutturali, non solamente legati all’uscio scorrevole, che se non ricordo male negli ultimi tempi era stato riparato. Mancherebbe personale da mandare per verificare in urgenza il danno e capire se si può fare qualcosa di massima: così ho appreso un paio di settimane fa da un colloquio con un dirigente dell’ufficio manutenzioni arrivato in archivio per altri motivi.
Qualsiasi cosa stia succedendo negli uffici comunali, non è davvero ammissibile che si lascino lavoratori e utenti senza la possibilità di utiizzare i servizi igienici, specialmente con questo caldo. In più nelle scorse settimane via XXV aprile è stata riasfaltata e le polveri entravano prepotentemente dalle finestre, con i risultati che tutti possono immaginarsi: nemmeno andare a lavarsi le mani si poteva.
Trovo questa situazione, io che ogni mercoledì torno in archivio perché sto lavorando ad un caso varesino che ho in procinto di pubblicare, davvero spiacevole e imbarazzante. E’ pur vero che l’orario di apertura al pubblico è di sole tre ore al mattino, dalle 9 alle 12, ma quel pubblico – oltre agli archivisti, s’intende – ha il diritto in quanto tale di poter accedere alle toilettes senza dover nemmeno spiegare il perché. Vorrei vedere se a Palazzo Estense non potessero andare al gabinetto da un semestre a questa parte. Nel mio piccolo, il mese scorso ho dovuto rinunciare a due settimane di lavoro perché soffro di dismenorrea: e con questo caldo le emorragie sono ancora più pesanti e interminabili. Gli archivi sono uno dei pochissimi luoghi dove ancora a Varese mi trovo a mio agio e lavoro con passione: quando penso alle mie indagini ai miei personaggi a cui ridò voce mi si illumina il cuore. Bene, questa mattina appena sono arrivata ho iniziato a star male e ho fatto davvero fatica a gestire le mie cose. Spero di non aver scandalizzato nessuno con questa confessione non richiesta ma, come dire, invece di tanta retorica sul civismo, sul femminismo e sull’inclusività, sarebbe bene che nelle stanze dei bottoni si passasse dalle parole all’azione una volta tanto.
Detto questo, mi auguro che per settembre il problema rientri. Perché a ricamare su due canestri siamo capaci tutti, dai politici ai giornalisti, ma quando mancano i WC il problema è forse un poco più serio.
