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Eva Statiella, assessora virtuale di Acqui Terme (fonte ANSA)
Palazzo PItti, Firenze, Ritratto di Beatrice Ricciarda d’Este, G.Battista Lampi Jr

E’ notizia dei giorni scorsi, divenuta virale, che ad Acqui Terme, città monferrina nota ai più per essere la patria del pregevole vino Brachetto, per le storiche terme (purtroppo temporaneamente chiuse) e l’acquedotto romano, è in arrivo una quarta meraviglia: l’assessora virtuale.

Ora, questa mia bellissima Acqui, dove mi reco spesso avendo la casa avita a Ponzone, io mi permetto di conoscerla un pochino, in alcuni decenni di onorata frequentazione. Elegante, retrò, raffinata, scelta dal bel mondo di ieri e di oggi come rifugio dell’anima – fra cui due personaggi del passato che bazzicarono Varese: la prima critica d’arte donna italiana, Margherita Sarfatti, e precedentemente il duca Antonio Litta, proprietario dell’odierna Villa Panza, a partire dall’esilio dopo le Cinque Giornate della sua Milano -, ha fama d’essere una delle città pioniere della prima Lega umbertina e di averne testimoniato l’ardore e il rigore identitari. Chi ha qualche dimestichezza con l’argomento ricorderà la figura tuttora riverita in loco di Bernardino Bosio, primo sindaco piemontese in quota verde Padania – quando ancora la Lega parlava di Padania – per un decennio, dal 1992 al 2002, negli anni in cui nella culla del movimento bossiano sedeva a Palazzo Estense l’astro parallelo ed appassionato di Raimondo Fassa. Enologo e studioso di storia locale, il Bosio oltre che di uve si occupò anche – ovviamente – di acque, riportando alle vette la stagione termale moderna – un canto del cigno a guardarla due decenni dopo – e cambiando i connotati del centro cittadino con la costruzione di una celeberrima fontana marmorea che digradando in numerose vasche concentriche dalla città alta sino alla piazza principale, si innesta nella storica Rotonda, formando quello che è stato ribattezzato con felice nome Complesso delle Ninfee.

Persino il profumo che indosso mentre scrivo questo articolo, una rosa olentissima firmata Guerlain, l’ho preso in centro proprio davanti alla fontana in uno dei miei guizzi intellettuali, l’ultima volta che ci sono stata, settimana scorsa, per omaggiare una giornata felice in cui stavo per tornare ad occuparmi della rosa centenaria della nonna di mio marito (che aveva sei figli come me e che mi è stata affidata in un prezioso passaggio di testimone). Ed è per questo che mi risulta particolarmente strano pensare che questa mia bellissima Acqui sorta dalle acque e come tale donna esattamente come Varese (e il gemellaggio ideale avrebbe molte altre forme) abbia voluto onorare la figura femminile con una assessora digitale, la prima in Italia generata dall’intelligenza artificiale, commentano orgogliosi in Municipio.
Non avrà costi per l’amministrazione – si è giustificato l’attuale primo cittadino, Danilo Rapetti, il quale in questi giorni le affiancherà un assessore uomo in carne ed ossa di nuova nomina, in sostituzione del dimissionario titolare dei Lavori Pubblici – e anzi – spiega – siamo persino in ritardo rispetto ad altri paesi, come l’Albania, che vanta addirittura un ministro virtuale: visto che l’A I sta prepotentemente entrando nella quotidianità delle persone, facciamone un uso più che intelligente ed economo per le tasche dei contribuenti istituendo una figura di amministratore che non percepirà stipendio alcuno e sarà completamente al servizio, ventiquattr’ore su ventiquattro, della cittadinanza. Quale abnegazione! Battezzata come Eva Statiella (dall’antico nome di Acquae Statiellae della città), si occuperà nientemeno che di Umanizzazione. Tradotto in soldoni, e sempre se abbiamo interpretato per il verso giusto (siamo umani…) dovrebbe assolvere al delicato compito di gestire i non sempre lineari, certamente verticali rapporti fra istituzioni e humus civico, avvicinando le parti.

Ecco: siamo francamente perplessi da questa trovata. Avendo il Sindaco dichiarato di esser giunto a questa soluzione grazie all’assistente virtuale con cui attraverso i social comunica coi suoi cittadini – nostra fonte, le pagine della Stampa di qualche giorno fa – ci viene spontaneo associare con un estremo, sofferto volo pindarico Acqui a Varese, dove lo scorso gennaio ha debuttato Lisa, non senza qualche intoppo e interruzione di servizio (forse perché la causa varesina è particolarmente ostica…). Ecco, non vorremmo sinceramente trovarci alle prossime elezioni del 2027 addirittura con una candidata sindaca virtuale, per fare i primi della classe come spesso abbiamo voglia di fare, nel nostro DNA istrionico, irriverente e un po’ spaccone. Anche perché ad oggi nella Città Giardino i nomi femminili in odore di sindacatura latitano, e se vogliamo proprio essere sinceri, oggi come oggi fatichiamo pure noi pur con un certo entusiasmo pregresso a trovarne di particolarmente adatti al gioco. Insomma, detta tutta, speriamo proprio di no, ma visto l’andazzo, non si sa mai: e se un giorno, a Palazzo Estense, ci trovassimo l’ologramma Beatrice d’Este che scende da cielo in terra a miracol mostrare? Sareste contenti?

La Voce ad Acqui il 2 giugno scorso
Acqui è donna: fra le mie amiche care, Denise della Trattoria Enoteca Mazzini, dove si possono gustare un’ottima farinata e tante altre specialità locali
La fontana delle Ninfeee in aprile, con il meraviglioso glicine, in notturna.