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Palazzo Citterio: a sinistra, Pastello Bianco; al centro, Pastello Nero; a destra, Fuoco d’artificio, tre tele firmate da Giovanni Boldini

Negli ultimi tempi sono tornata alla mia antica vita di pendolare fra Varese e Milano, con le giornate piene e una voglia pazza di primavera da vivere a tutto tondo, e sto godendomi la mia città natale (sono nata alla clinica Regina Elena un cinque di gennaio di… qualche anno fa) nelle sue ultime battute olimpiche, che coincidono con le dinamiche del Carnevale. Caratteristica di questa seconda metà di febbraio è che si alternano giornate luminosissime e calde (ben oltre le medie stagionali) ad altre gelide e ventose. E’ vero quindi che le previsioni danno bello ancora per qualche giorno (benissimo per la riuscita delle sfilate dei carri, penso soprattutto ai bambini, e per le prime passeggiate all’aria aperta), ma dal momento che il meteo in questo periodo è sempre un po’ imprevedibile, cosa c’è di meglio di qualche ora da spendere fra arte e cultura? Oggi vi voglio parlare di un percorso interessante che ho intercettato negli ultimi giorni nei musei milanesi, io che amo immergermi nelle dinamiche, nei sapori, nell’umanità dei luoghi dove opero, ma che ho sempre quel gentile tarlo della malinconia che mi pervade per il mio rifugio dell’anima dove non sempre posso tornare: Ferrara.

Giovanni Boldini, Ritratto di Mary Donegani, 1865, Palazzo Reale, I Macchiaioli

Sì, perché mentre il Carnevale Estense sta omaggiando la figura di Beatrice d’Este, la giovanissima duchessa andata in sposa a Ludovico il Moro, icona di stile quanto la sorella Isabella, dal canto suo Milano ricambia con tessere di altrettanto splendide citazioni ferraresi. Mi è piaciuto molto assaporarle. Ma vediamole assieme.

Metafisica/Metafisiche, Palazzo Reale: Giorgio de Chirico, Le muse inquietanti, 1925
  1. Palazzo Reale: Metafisica/Metafisiche, mostra allestita da Electa intorno al movimento nato a ridosso del primo conflitto mondiale a Ferrara intorno alle figure di Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, Filippo De Pisis, Carlo Carrà, cui si unirà presto anche Giorgio Morandi. Allestimento imponente, didascalico, spettacolare: ne ho parlato qui. (il percorso metafisico continua a fianco al Museo del Novecento: approfittatene).
  2. Palazzo Reale: Macchiaioli, allestita da Comune di Milano in collaborazione con 24 Ore Cultura e Civita Arte e Musei. In seno al movimento estremamente interessante che si sviluppò negli anni cruciali del Risorgimento e di Firenze Capitale, un posto speciale è occupato da Giovanni Boldini, presente con tre tele – due ritratti maschili e uno femminile – nell’emozionante allestimento, che mira a ricostruire l’espressione più poetica dell’Italia appena costituita, messa a fuoco e riconosciuta dalla critica milanese negli anni Venti del secolo scorso. A cura di Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca. 3 febbraio – 14 giugno 2026.
  3. Palazzo Citterio, Grande Brera. Giovanni Boldini torna con tre opere (tra l’altro in delizioso colloquio con due capolavori di un altro grande artista ferrarese, Gaetano Previati). Un ritratto a grandezza naturale fa parte della collezione permanente: il ritratto della Signorina Emiliana Concha de Ossa, più noto come Pastello Bianco, in cui la giovanissima ragazza, figlia di un diplomatico cileno, posò vestita della celebre espressione di timidezza per Boldini in abito da gran soirée, come fosse immortalata nel debutto in società; gli altri due provengono dalle collezioni civiche ferraresi. Fuoco d’artificio, sempre a grandezza naturale, raffigura una donna misteriosa con i capelli raccolti in uno chignon nero, la cui identità è da sempre avvolta nel mistero; sempre dal museo Boldini di Ferrara, attualmente chiuso per restauri (ma in via di riapertura), una terza tela va a ricongiungersi idealmente a Pastello Bianco dopo una lunghissima separazione.
    Si tratta del Ritratto di donna in nero che guarda il Pastello della Signora Emiliana Concha de Ossa, o più semplicemente Pastello Nero, ossia il ritratto in dimensioni molto più contenute di Emiliana che, vestita a lutto, osserva se stessa raffigurata in gioventù. Secondo un’interpretazione, il nero rappresenterebbe il lutto per la separazione dal pittore già famoso di cui si era platonicamente innamorata e viceversa. Ma la storia è ancora più affascinante: di Pastello Bianco (chiamato così per la tecnica pittorica) esistono due versioni identiche, di cui quella esposta a Brera è l’originale, donata dalla vedova Boldini ai musei civici di Milano, mentre l’altra venne realizzata nello stesso 1888 dallo stesso pittore e donata alla giovane musa che la portò con sé al ritorno in patria. Questa tela è tuttora viaggiante ed è stata recentemente esposta a Barasso durante la mostra “Il salotto dell’Ottocento” di Villa San Martino. Una sorpresa per i miei lettori, che sanno bene quanto l’ideale e commovente ritorno di Emiliana a se stessa, che ha più d’una implicazione filosofica, sia stato caldeggiato da chi scrive, su queste pagine (leggi qui ) e anche in occasione del recente allestimento intorno al binomio virtuoso Mucha-Boldini ai Diamanti, l’ultima occasione in cui fu esposto a Ferrara Pastello Nero dalla chiusura del Museo Boldini ad oggi. E poi mi chiedete perché amo visceralmente Ferrara e i ferraresi!
  4. Infine, sempre a Palazzo Reale (ma attenzione: fisicamente la mostra è allestita nella Sala delle Cariatidi, recuperata al devastante bombardamento del 1943, per cui occorre fare il biglietto al Museo del Novecento e per l’ingresso salire dallo scalone dell’Arengario), fra le numerose (una quarantina) esponenti del mondo variegato delle Alchimiste di Anselm Kiefer – maghe, mediche, guaritrici – tutte più o meno macchiatesi del marchio di stregoneria, variamente interpretato e sopportato, compare la prima duchessa ferrarese, Isabella d’Aragona, moglie di Ercole I d’este, nonché suocera di Lucrezia Borgia (con la quale è sepolta peraltro in un unico avello al monastero del Corpus Domini). E tocca proprio alla madre di Beatrice d’Este, posizionata nei pannelli iniziali, il ruolo di testimonial del divino alchemico femminile nella storia nei giorni cruciali del Carnevale. Una scelta certamente non casuale: un colloquio discreto con la madrepatria estense che rivela tutta la grazia di tempi in cui la cultura era ufficialmente rappresentata dagli uomini ma in larga misura sponsorizzata dalle donne.
Palazzo Reale, Le Alchimiste, Salone delle Cariatidi: A. Kiefer, Isabella d’Aragona

(Questo articolo è stato sostenuto moralmente da un profumo estremamente malinconico: Psichedelique di Jovoy, il mio patchouli dell’anima. Si può vivere e soprattutto scrivere d’arte senza una nuvoletta di patchouli che ti accarezza le parole e le solleva leggere sulle miserie del mondo?)