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La Voce con La Bambina coi fiori (in realtà una copia in quanto Luce era in viaggio…) di Giacomo Balla, Castello di Masnago

La Voce di Varese chiude oggi il suo quarto anno online in bellezza, con un dominio nuovo che abbiamo lanciato il 10 dicembre scorso e una grafica rinnovata e professionale elaborata da Fold Out Communication, che su nostra espressa richiesta ci ha progettato un’estetica floreale.

Il vecchio blog, disponibile all’indirizzo lavocedivarese.blog, nasceva nel 2022 sulle ceneri di una pagina Facebook denominata La Voce di Varese, aperta il 16 gennaio 2020, in occasione della festa di sant’Antonio. Ci eravamo prefissi da subito un intento di matrice culturale e divulgativo, che avesse come cuore la città di Varese ma che andasse a spaziare anche oltre, ben consapevoli del fatto che per tornare a se stessi occorre tradirsi un po’, allontanarsi, esplorare. La grande aporia dell’anima intellettuale, infatti, è da sempre il conflitto tra il sentimento del viandante, dell’insofferente, dell’esule che si misura con il dolore del ritorno, la nostalgia.

Così la Voce è diventata a poco a poco l’emblema di un giornalismo viaggiatore e in cammino, che cerca petrarchescamente i frammenti della propria anima quasi fuggendo dalla propria condizione, dai propri limiti, dal tempo e dallo spazio assegnatole.

Circa il richiamo ai fiori, presente nel nuovo sottotitoloFiorita di notizie – prima ancora che nella grafica, è inutile forse ricordare il richiamo a Varese Città Giardino e Città dei Fiori: l’accostamento floreale si sviluppa in particolare durante la Belle Epoque, di cui Varese è considerata a buon titolo fra le capitali italiane. Ma c’è di più: fiorita è termine tecnico filologico per indicare un’antologia, una raccolta, un fiorilegio di qualcosa. E, appunto, un giornale raccoglie notizie. In particolare, questo 2025 ha visto passare in sordina un appuntamento molto importante per la notizia, ossia il cinquecentesimo anno dalla princeps, la prima pubblicazione a stampa, avvenuta a Bologna nell’agosto del 1525 sotto l’egida di Pietro Bembo, del Novellino, il pionieristico raccoglitore di notizie letterarie, ovvero novelle, della storia della letteratura europea.

Composto a Firenze sullo scorcio del Duecento in ambito stilnovista, come ricordato nel prologo dall’anonimo compilatore, il libro del Novellino “tratta d’alquanti fiori di parlare”.

Non è il luogo, né l’occasione per dilungarsi sull’argomento. Di certo, il fatto che Varese sia diventata nell’opinione comune la Città dei Fiori proprio a partire dagli anni di Firenze Capitale d’Italia, all’epoca del sindaco Francesco Magatti (1866-1878), rende la questione molto suggestiva.

Mi piace, in ultimo, ricordare due cose. Il primo è il dipinto “La bambina coi fiori” di Giacomo Balla, conservato al Museo di Masnago, divenuto nel 2025 il testimonial floreale di Varese nella mostra primaverile Flora alla Fondazione Rocca Magnani e in questi giorni a Rancate. Di lui, anzi di lei la Voce si è occupata a lungo e si occuperà ancora.

In secondo luogo, proprio un 31 di dicembre come oggi, nel 1883, in piena Epoca Liberty nasceva la pittrice varesina dei fiori, Ada Shalk. A lei ho dedicato molto dello studio di quest’ultimo anno e ne dedicherò ancora nei prossimi mesi, così come ho fatto per il Magatti, discendente diretto del grande artista omonimo.

Qualcuno, infine, si sarà chiesto il perché del titolo “La Voce di Varese”.

Fu un amico a chiamarmi così, tanti anni fa. Il nome mi piacque, lo conservai per sfide future.
Buon 2026, carissimo Lettore. E grazie per la tua preziosa presenza.

La Voce con La Signorina F di Ada Shalk, Castello di Masnago