
Cari Lettori,
quest’anno, in occasione della nuova edizione della Voce, vorrei farvi un augurio natalizio molto speciale assieme ad un personaggio che nel 2025 mi ha tenuto molta compagnia negli archivi comunali: si tratta del sindaco Francesco Magatti, della cui figura mi sono occupata sul nuovo numero del Calandari do ra Famiglia Bosina 2026, lo storico almanacco varesino giunto alla sua settantesima edizione e diretto da Carlo Zanzi.
La storia è davvero tutta natalizia. Cercando altro, come sempre o spesso succede a chi conduce indagini storiche, sono approdata alla documentazione che riguardava gli anni della sua lunga sindacatura, che intercorrono fra il 1866 e il 1878: ben quattro mandati, all’epoca triennali. In essa ho intercettato un folto scambio di bigliettini beneaugurali con la giunta e gli impiegati comunali e un piccolo, delizioso rito che il Magatti – discendente diretto dell’omonimo pittore – aveva inaugurato con i compagni della sua quotidianità municipale proprio in occasione del Natale: si tratta di un brindisi con la novità dell’epoca, il torinese vermouth, introdotto negli anni immediatamente postrisorgimentali in una Varese che si apprestava a trasformarsi nel segno della Belle Epoque anche grazie all’impulso del sindaco in questione.
Il successore del più famoso Carlo Carcano, al quale era spettato il primato della consegna di una città a Garibaldi, forse non è particolarmente noto ai più, come mi mi ricordava il mio caro amico e maestro Renzo Talamona, ma è stato davvero un grande amministratore, legato a Varese da dedizione assoluta nonché dotato di una spiccata pragmaticità e nel contempo di un’umanità considerevole (messa a dura prova da una vita assolutamente non facile, di cui racconto nel saggio dedicato): basti pensare che nel giorno di Natale di cento e cinquant’anni or sono si era trovato con il fido segretario Bernasconi a lavorare alacremente all’inaugurazione del Ricovero di Mendicità, che si sarebbe tenuta sotto la sua egida due giorni dopo, il 27 dicembre del 1875.

Sempre a quel medesimo Natale del 1875 appartiene uno dei biglietti che Francesco Magatti indirizza ai suo collaboratori. Scrive, il giorno della vigilia:
«Ogni papà a natale si circonda della sua cara famiglia ad intimo convegno, ed io sarò ben contento di vedermi domani a mezzogiorno riuniti in Municipio l’egregio Conciliatore, i benemeriti Assessori e i bravi impiegati a bruciare il tradizionale ginepro di gioja innaffiato con un sorso di vermouth da libarsi allo stesso bicchiere».
Si tratta di un convegno festoso che il Magatti inaugura sin dal primo anno di sindacatura. Il rito si tiene nell’allora sede municipale del Broletto – che rimarrà tale sino al 1882 – ed è allo stesso tempo un atto altamente simbolico per la città di Varese, dal momento che proprio in quegli anni si ponevano le basi di una città nuova, liberata dalle mura medievali, aperta programmaticamente al futuro, proiettata verso la ricostruzione urbanistica in senso moderno: tutto questo avveniva nel segno dell’armonia di intenti e di un profondo umanesimo del quale il Magatti, il sindaco cosiddetto mediatore, si professava (ed era convintamente) seguace.
Mi piace quindi invitarvi alla lettura di questo articolo – che ho scelto (o meglio, che mi ha scelta!) anche per il forte legame con il 2026, anno francescano (capirete leggendo) e naturalmente di tutto il Calandari nel suo complesso, come sempre costellato di ottime firme legate all’indagine storica – non senza un pensiero commosso alla situazione politica attuale, che fortunatamente si è composta proprio a pochi giorni dal Natale per opera di una importante mediazione fra le parti. Protagonisti del dialogo ritrovato, di cui riparleremo nelle prossime giornate, il sindaco Galimberti e il consigliere vicecapogruppo leghista Angei, il promotore di una fitta serie di emendamenti che hanno conquistato alla cittadinanza, nell’ultima seduta del famigerato consiglio comunale fiume tenutasi giovedì 18 dicembre, ben centomila euro intorno alle cosiddette piccole cose della quotidianità e delle tradizioni della Città Giardino. Ad entrambi, finalmente riavvicinati da un brindisi amicale dopo dieci giorni di serratissima battaglia, va il mio plauso sincero.
(Il Calandari è disponibile al presso di 15 euro presso la Libreria Antiquaria Canesi di via Walder e alla Ubik di piazza del Garibaldino).


(In foto gentilmente rielaborata da Antonio Zaffaroni: la giornalista della Voce con il consigliere Stefano Angei)