
di Laura Pantaleo Lucchetti
Immancabilmente, in occasione dell’8 marzo, mi pongo come obiettivo quello di ragionare su un tema che non sia scontato, all’interno della rosa di quelli che competono all’universo femminile, e non solo certamente per catturare il lettore (ma farei meglio a dire la lettrice). Perché se tutto sommato gli argomenti mainstream – la violenza sulle donne, il diritto all’aborto (o la sua messa in discussione), la questione caregiver, la parità di diritti salariali e in generale sul lavoro, gli stereotipi intorno alle vocazioni, predisposizioni e professioni muliebri e già che ci siamo sul loro inquadramento linguistico – sono molto ben rappresentati nella produzione giornalistica locale del periodo, c’è sempre una parte cospicua della questione femminile che a Varese si fa un po’ fatica ad affrontare. Ecco quindi che il pensiero vola a quelle piccole e grandi faccende insolute all’occhio di una donna che sarebbe bene cercare di fissare, affrontare e risolvere, almeno dal mio punto di vista, prima o poi, con la speranza di far viaggiare il dibattito su lidi costruttivi, non necessariamente per denunciare il maschilismo (che non dico sempre ma a volte davvero non c’entra un fico secco, diciamocelo chiaramente, ed è anzi forse una scusa per osare di meno e stare un po’ tutte nella nostra comfort zone).
- La sicurezza. E’ innegabile che a Varese, come del resto in tante altre città grandi o medie o piccole, di questi tempi il girare per strada e soprattutto in certe strade, vie e piazze e in certi orari sia a rischio e pericolo di chi lo fa. E se non vorrei farne per assunto una questione legata al sesso cosiddetto debole, perché recenti fatti di cronaca parlano semmai di aggressioni perpetrate in maniera indistinta ad uomini e donne (forse più uomini addirittura) rei di aver apostrofato un qualche atto di inciviltà svoltosi sotto i loro occhi, certamente l’esser donna non costituisce un vantaggio in certe situazioni. Occorre pertanto potenziare questo primo, fondamentale argomento e chi ne ha le competenze lo faccia al più presto, senza se e senza ma e soprattutto senza continuare a negare l’evidenza o a rimpallarsi le responsabilità. Voto: 4
- Il decoro. Cosa c’entra questo argomento con la festa della donna? Ebbene, c’entra, e molto, direi. Un occhio femminile non può non notare che la nostra città avrebbe bisogno di una buona dose di cura suppletiva per le piccole cose, pulizia compresa. Non so bene a chi competano decoro e manutenzioni nelle deleghe cittadine, ma se per caso fossero stati affidati ad una donna, ebbene, le vorrei dire che potrebbe anche impegnarsi di più, perché Varese non deve e non può essere associata all’idea di trascuratezza, anche se il refrain degli uffici di Palazzo è sempre quello della mancanza di denari. Perché si può accettare tutto quando si è una buona padrona di casa in ristrettezze ma non che non si possa investire nelle piccole migliorie che rendono vivibile un ambiente. Per la serie: non ho i soldi per cambiare tutte le panchine di Varese, almeno le riparo una per una. Voto: 5
- Il verde pubblico.Vedi sopra: ai parchi pubblici una bella lucidata di primavera ci sta, e non solo ai parchi. Proprio in queste ore a Milano stanno dedicando il parco 8 marzo di Porta Vittoria a Pia Pera, spero di non dover spiegare chi sia: ecco. Vorrei tornare in men che non si dica ai Giardini Estensi a vedere un’esplosione di fiori, non di incuria: già che ci siamo, è esattamente da un anno che non vedo più al loro posto i cigni. E siccome la fuga di questi animali, Baudelaire docet, equivale a fuga della poesia dalla città, facciamoci un po’ un serio esame di coscienza. Voto: 3
- La toponomastica e l’odomastica. Tante belle parole spese in mille occasioni pubbliche da parte di amministratori e amministratrici, ma alla resa dei conti le intitolazioni di vie e piazze e luoghi pubblici alle donne, a Varese, sono una minima parte rispetto all’universo maschile: e quelle che ci sono pure incomplete o sbagliate, come nel caso della via biumensina dedicata alla benefattrice Emma Macchi Zonda (1873-1912) – che pure si è guadagnata, in coppia col marito Silvio, mezzo posticino nel Famedio – recante come unica data il 1924, ossia quella di morte nemmeno sua ma, appunto, del ragionier consorte! Voto: 2
- A proposito del Famedio, vi pare possibile che su 58 nominativi inseriti nella prima formulazione pubblica risalente ad un mese fa ci siano solamente sei donne? Ebbene, è così: si tratta di tre scrittrici – l’educatrice Felicita Morandi, la drammaturga Franca Rame e la penna cara al Vate Liala – e tre donne impegnate nell’imprenditoria e nella bontà: la sunnominata benefattrice Emma Macchi Zonda e le stiliste Rosa Genoni e Rosita Missoni, pure lei come la Zonda a dividersi la targa col compagno di vita e di ménage. In pratica un decimo rispetto ai maschi. Come credere davvero che dall’inizio dei lavori, testimoniato dalla pubblicazione sul sito del Comune in data 27 giugno 2024 del documento Proposte di iscrizione nel Famedio di cittadini varesini benemeriti ed illustri in vita dalla data dell’Unità del’Italia 1861 sino ai giorni nostri, tuttora attivo, siano pervenute così poche proposte di nomi femminili? Sono davvero state ad oggi da quel 1961 così scarse le donne nei vari campi del sapere, della filantropia, della cultura, dell’arte, della spiritualità e della politica nella Città Giardino da meritarsi questo premio, detto ironicamente, per giunta – non me ne voglia la mia amica Francesca ma andava detto – in un laboratorio intellettuale a conduzione femminile? Ecco, mi auguro che nei lavori che a quanto pare fervono ancora per la prossima tranche di nominativi venga data priorità alle donne, e a quelle di casa nostra: detto per inciso, ma con una certa qual competenza sull’argomento letterario, non a chi è passata dai paraggi giusto in vacanza, con tutto il rispetto. Voto: rimandati al prossimo appello.
- Giornalismo. Qui non voglio ricamare troppo: eppure le donne nei posti apicali sono ancora davvero poche. Giornaliste direttori di giornale, forse un paio ne abbiamo, forse tre, ma non certo di quotidiani, il vero fulcro dell’informazione cittadina. Bene: auspico che a breve ci sia una svolta in questo senso, perché non posso pensare a tante belle teste e penne di colleghe costrette a rimanere sempre nella cifra ristretta della cronaca, testa bassa e pedalare. Anna Maria Gandini, tu che giustamente ad un certo momento hai deciso di far carriera altrove (forse per questo non ti vogliono nel Famedio: le donne che alzano la cresta danno fastidio, nei giornali, e non solo agli uomini: soprattutto alle altre donne, direi, col risultato che anziché collaborare in maniera verticale ci si sopprime a vicenda), mandaci un segno. Voto: 4
- Politica. Se dalla sinistra qualche spiraglio si sta aprendo ad una potenziale candidatura femminile per la maggior carica amministrativa nel 2027, non la stessa cosa si può dire della parte dell’opposizione. Gira e rigira, in quest’ultimo caso la misoginia dilaga sempre dove meno te lo dovresti aspettare. Peccato. Voto: 2
Vorrei continuare e lo farò prossimamente, ma il tempo e lo spazio di una donna, come potrete immaginare, sono sempre tiranni, e anche la pazienza di lettrici (e dovrei dire anche lettori).
Fatemi sapere cosa ne pensate. E buona festa della donna, s’intende. Passatela nel miglior modo che vi aggrada, con o senza uomini, con o senza donne: possibilmente a testa alta, fieramente varesine.