
‘Ciascun albero può misurare le sue radici dallo spazio che ricopre la sua ombra. Ombra: quello che si dà agli altri: riparo, refrigerio; e insieme ombra: oscuro, radici che rendono possibile quel riparo. Come mi appare nuovo, nel momento, il sinonimo.”
Cristina Campo, Lettere a Mita. 11 maggio 1961
Come certamente i miei lettori ricorderanno, a Varese nel mese di marzo si sono susseguiti due tristissimi casi di abbattimento arboreo dei quali ancor ora non mi sono data pace: quello del lauro di via Ledro, verso la metà del mese – non so dire esattamente il giorno, perché per qualche mattina non avevo monitorato – e quello del gelso di largo Comolli, avvenuto venerdì 27 marzo.
Erano state, quelle ultime, giornate di fortissimo vento, proprio come quello di oggi, e forse anche di più. Convinta che nulla sarebbe accaduto avendo avuto ripetute rassicurazioni in forma privata dal sindaco, al quale avevo accoratamente chiesto di risparmiare quel gelso magnifico (nonostante la presenza minacciosa di una ruspa dai giorni precedenti mi potesse far presagire il contrario), sul quale cantava un malinconico merlo che vi aveva fatto il suo nido, ero tranquillamente salita quel venerdì sul mio treno delle otto e cinquanta, pur in ritardo, per raggiungere Milano: arrivata a destinazione, verso le dieci, mi arrivavano diverse fotografie inequivocabili dell’avvenuto abbattimento, per usare un eufemismo, perché non fu solamente tale. Fu ingiustificabile e devastante strazio.
Dopo qualche giorno di smarrimento, e – lo ammetto – di malattia (per un mese non avrei potuto più camminare bene, come se i colpi si fossero abbattuti su di me: era successo anche nel caso del piantone di via Veratti, ma io purtroppo da buona varesina soffro di dolori erpetici riconducibili al famigerato Fuoco di Sant’Antonio che si riattiva nei periodi di forte stress), ho fatto istanza di accesso agli atti per entrambi i disgraziati accadimenti, perché ritengo che anche il lauro sia stato vittima delle esigenze per la nuova viabilità, in quanto all’ultimo consiglio di quartiere si parlò di un allargamento della via Ledro compatibile con la rientranza del sedime ferroviario, dove appunto si trovava il maestoso esemplare. La PEC inviata al Protocollo del Municipio è regolarmente arrivata a destinazione e accettata dal sistema e inoltrata agli uffici competenti; ma ad oggi, 12 maggio, non ho ancora ricevuto risposta. Il giorno 15 scadranno i trenta giorni canonici per attendere gli atti, dopodiché sarà pattuito che vi sono resistenze ostative da parte dei chiamati in causa.
Ho richiesto perché e quando è stato disposto il duplice abbattimento, provato per entrambi da atti di perizia; e voglio sapere da chi è stato disposto, per informare i miei lettori, ai quali debbo spiegazioni.
Il vento che grida questa mattina oltre il vetro della mia finestra sul bosco Molina – gli alberi sembrano impazziti – non mi riporterà indietro né il gelso, né il lauro. Entrambi mi erano oltremodo cari, li fotografavo spesso: da anni scrivo di alberi, e mi sono occupata variamente di loro come custodi totemici di vari spazi cittadini e delle scuole e li studio in letteratura e negli archivi. Però, con la disillusione serena e malinconica di chi sta indagando nella memoria per regalare loro nuova vita, come sempre faccio quando devo ricostruire dove c’è una tabula rasa nel mio cuore, dico che sono pronta ad accettare quello che verrà, qualunque sia la risposta, soprattutto nel caso in cui la cosa fosse stata decisa veramente ab ovo e non quella mattina stessa: in fondo, la sberla in faccia è già arrivata, e io per prima ho scelto di voltare pagina, nel rispetto della dignità del giornalista e non solo: anche del mio personale senso dell’amicizia, che non può commistionarsi con il mancato rispetto, che in politica a quanto pare viene dismesso con la medesima nonchalance con cui si liquidano gli alberi scomodi. Plato amicus, sed magis amica veritas, recita difatti l’antico adagio del cronista, e io ho deciso di farne pieno tesoro, forse fra i pochi in questa città ad esercitare ancora appassionatamente la libertà d’opinione.