
Al mercoledì, giornata libera da impegni milanesi, volentieri se c’è qualche conferenza stampa in quel di Varese che mi interessa ci faccio una capatina. E visto che stamattina in Casa Parrocchiale c’era la presentazione della festa di San Giuseppe, che avrà come fulcro l’omonima chiesa che mi è molto cara per alcuni studi che condussi negli anni covidiani e che sono stati un po’ il mio sostegno intellettuale in quegli anni così difficili (mi riprometto di ricavarne un piccolo lavoro letterario), non potevo di certo mancare.
La festa di San Giuseppe è fra le più sentite della tradizione della nostra città, e più partecipate, come ha ricordato il nuovo prevosto, Monsignor Gabriele Gioia: «è un’occasione dal punto di vista spirituale perché San Giuseppe è una chiesa viva, un luogo di raccoglimento e preghiera per tante persone; ma poi c’è anche tutto l’aspetto della festa col suo valore folcloristico e aggregativo». Il suo clou gastronomico sarebbero i famosi tortelli di cui si magnifica la bontà da sempre: e lui li sta aspettando appunto da quando è stato chiamato a guidare la prepositura bosina, perché nel 2025, a causa del tempo avverso, sono mancati all’appello proprio i protagonisti dolci dell’evento, che quest’anno – cosa particolarissima e studiata apposta per dribblare questioni atmosferiche e di sicurezza dei fuochi – verranno preparati e fritti… in notturna.
Forse non tutti sanno che il digiuno quaresimale si spezza in due sole occasioni: una di esse è proprio la festa di San Giuseppe, l’altra è la solennità dell’Annunciazione, tant’è vero che se dovessero cadere di venerdì, salterebbe l’astinenza dalle carni. E’ giusto quindi che Monsignore abbia dato tanto rilievo alla questione delle famose frittelle bosine la cui fama le precede: esistono fotografie della mitica sfrittellata in piazza che risalgono a inizio secolo, quando ancora la splendida, piccola chiesa guardava su piazza Porcari – la mitica piazza Padella – e il sagrato era molto più ampio di quello odierno. Ma tralasciando questi particolari, di cui si parlerà nelle visite guidate, sarà bene che vi illustri per sommi capi il programma, non senza prima aver lodato l’impegno e la passione dei diretti protagonisti, i volontari, guidati da Giuseppe Caffarelli, a cui va il mio plauso più sincero.

«Domani, giovedì 19, sarà la giornata dedicata alla festa liturgica. Ci sarà la Santa Messa alle 7:15; alle 10:15 la prima visita guidata a cura di Silvia Sanvito; 11:30 Santa Messa in suffragio e ricordo dei volontari che ci hanno lasciato, fra cui Angelo Monti e Giuseppe Bifulco; alle 15:30 altra visita guidata (a cura di Elena Ermoli); poi Vesperi e Santa Messa alle 18. Sabato 21 e Domenica 22 marzo si aprirà la festa popolare con le bancarelle e sarà rallegrata da un concerto di campane della scuola campanaria del chiostro di Voltorre, una vera e propria novità per la festa, il cui campanile è a misura della chiesa. Sabato finalmente ci saranno i tortelli; alle 11:30 una visita guidata a cura di Elena Ermoli e poi anche alle 15:30; alle 16 un intervento di Giuseppe Caffarelli in cui incontrerà Giovanni Baggio, diacono e papà, per parlare della figura di Giuseppe dal punto di vista di un padre. Domenica alle ore 9:00 riaprirà il mercatino, alle 10 il banco dei tortelli e alle 11:30 ci sarà l’occasione di ascoltare Monsignor Gioia intorno alla figura di San Giuseppe dal punto di vista di un uomo di Chiesa, nell’incontro “Chi ti ha convinto e perché mai”. Seguirà alle 12 la Santa Messa solenne e poi finalmente sarà la volta del corteo in costume con asinello e figuranti che da San Vittore arriveranno nella piazza della chiesa di San Giuseppe: sarà il secondo momento clou della festa. Alle 16 a cura di Marina Mazzoli di UNI3 ci sarà una rappresentazione teatrale intitolata “Un padre e un custode”, drammatizzazione della catechesi di Papa Francesco, che ebbe una devozione molto particolare per il Santo; alle 17 concerto finale della Corale San Carlo di Induno che chiuderà la festa.

Una cosa mi ha colpita in particolare, e ve la racconto invitandovi ad accorrere alle visite guidate: negli orari sopra indicati sarà possibile, con Elena Ermoli, «godere di questa chiesa, che è un gioiello, e di questa festa a 360°» perché ci sarà la possibilità di vedere, dietro l’altare, il coro aperto con le opere dedicate a San Giuseppe: «è una chiesa dedicata a San Giuseppe – ha spiegato Elena (sua è la Voce di Varese per la Rai durante la Tre Valli – ma la sua vita è rappresentata dietro l’altare: il bello è scoprirlo lì». Elena, volontaria giusta per sua stessa ammissione negli ultimi anni “a gamba tesa” ma con la grinta, la preparazione e la passione necessarie per dare un piglio tutto culturale alla kermesse, presenterà gli affreschi della famiglia di Giuseppe (in particolare, uno intorno alla morte del santo, iconografia rarissima) di mano di Giovan Battista Ronchelli, cui si unisce anche un’opera del Procaccini: da non perdere, insomma.
In ultimo, Angelo Antonetti, veterano della compagnia, ha ricordato i tempi in cui, da bambino, nel dopoguerra «il lattoniere Pella faceva lui i tortelli» e Ninì della Misericordia, guarito da recente malattia, in ricordo di un caro amico scomparso da poco ha proposto, fra la commozione generale, di istituire il sacchetto sospeso di tortelli per il passante che non può permetterseli.
«Tutte le volte che guardiamo un bel dipinto, un bel quadro, vediamo sempre quel soggetto: la festa di san Giuseppe è un bel quadro che ci portiamo nel cuore» ha concluso Caffarelli, il quale ha ammesso che già da adesso i volontari – a cui si spera se ne aggreghino altri per il futuro -stanno pensando all’organizzazione della prossima festa, nel segno di una vera e propria istituzione amatissima dai varesini.



