
Questa mattina, 18 maggio, muovendomi come sempre con i mezzi pubblici e incontrando tanta umanità bosina disposta alla chiacchierata seppur di primo mattino (ciao carissimi Nicola e Wilma!, presto pubblicherò le vostre storie), ho avuto il piacere di esser ospite in studio nella trasmissione “Tutta Varese ne parla” di Antonio Franzi, direttore di Radio Missione Francescana, nota anche con l’acronimo RMF.
In un’ora di voli pindarici fra un argomento e l’altro provenienti dalle varie dirette telefoniche – si è parlato di cose interessanti e un po’ fuori dagli schemi, fra cui il progetto del tram-treno, che speriamo si realizzi presto anche a Varese, detto da pendolare nell’animo – il mitico Antonio è riuscito a farvi vuotare il sacco sul mio lavoro d’inchiesta in archivio: gli ho raccontato di come dal carpe diem della cronaca sono passata a riattualizzare le voci perdute del passato nel segno di una creativa malinconia, lo stato d’animo connaturato del poeta più che dello storico; infatti io storica non sono, rimango cronista anche lavorando sul passato, sebbene giustamente mi appelli agli studi degli storici di professione per approfondire e contestualizzare le storie che tolgo dalla polvere, o meglio che mi cercano per una certa affinità sentimentale.
Con una buona dose di commozione ho finalmente presentato a Varese il mio personaggio dell’anno: il sindaco postrisorgimentale Francesco Magatti (1828-1899), giunto alla guida della città per elezione regia nel 1866. Nato il giorno di San Francesco, il 4 di ottobre, e vissuto costantemente nel segno dell’umiltà e della gentilezza francescane, uomo di profonda cultura e di fede, fondatore del Ricovero di Mendicità che trasse dalla strada tante vite destinate all’abbandono per donare loro una nuova possibilità e un tetto sulla testa, ebbe una vita personale travagliata e dispiaceri che sublimò nella vocazione alla paternità municipale. Dotato di una visione veramente moderna e aperta per i tempi, rivoluzionò Varese dal punto di vista urbanistico senza mai perdere il contatto con la prospettiva dei fiori, e anzi è proprio grazie a lui che Varese assume la connotazione di città Liberty e si instrada nella Belle Epoque con stile pionieristico.
Al pronipote di Pietro Antonio Magatti dobbiamo veramente tanto: la realizzazione della nuova Caserma, il progetto del nuovo Monumentale di Giubiano, L’Orfanotrofio Femminile le cui sorti si sono chiuse solo di recente con l’estinzione nel 2017 della primaria dell’Addolorata. E poi l’aver impresso per sempre nell’estetica urbana da lui rinnovata insieme al predecessore e amico Carlo Carcano la presenza degli alberi come preziosi alleati dell’animo, cosa che ho scoperto solo di recente e non ho potuto scrivere nel saggio che gli ho dedicato sul Calandari della Famiglia Bosina di quest’anno (ancora disponibile in libreria). A Francesco, suo nume tutelare, il Magatti era talmente legato che ne aveva fatto un vanto anche nelle piccole goliardate con i suoi collaboratori, firmandosi Franciscus nei bigliettini “circolari” che spediva alla Giunta e ai “travet” (il termine, del 1863, entra a Varese con lui, descrivendo la classe impiegatizia della nuova società urbana degli anni del suo mandato, 1866-1878). Spero di averlo presentato degnamente, nell’anno del Giubileo francescano, a otto secoli dalla nascita del Patrono d’Italia: ci tenevo veramente tanto. Grazie ancora caro Direttore e grazie anche a Padre Gianni per la gentile ospitalità. A presto! Mi sono divertita veramente tanto e soprattutto ho dato… voce sonora alla Voce di Varese dopo tanti anni di onorato servizio sulla Rete.

