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Oggi pomeriggio, sabato 9 maggio 2026, è stato inaugurato il novello spazio di quartiere di via Arconati, quello che si incastona nello storico parco di villa Cagna, oggi Liceo Musicale Malipiero, un tempo tutt’uno nel “montarozzo” biumensino – così recitano carte cinquecentesche d’archivio relative alle visite pastorali di san Carlo in loco. Ero stata invitata: mi sono guardata bene dal presentarmi, perché la Varese dell’oggi così suddita delle ragioni cementificatorie mi piace sempre meno, soprattutto – lo ammetto – quando va a toccare luoghi a me cari.

L’ippocastano

Quel parchetto sovrastante la Chiesa della Madonnina detta in Prato [1] oggi non c’è più, perché l’Amministrazione ha ritenuto, con fondi regionali, di trasformarlo in uno spazio riqualificato ad uso e consumo degli studenti che abiteranno in futuro lo studentato della riqualificanda Area Cagna, ancora impacchettata nel suo cantiere infinito. Agli universitari di domani sono stati messi a disposizione già oggi un campo da basket, tavoli da ping pong e teqball (si tratta di uno sport nato nel 2014, un mix fra calcio e pingpong che promette di essere il nuovo padel, per intenderci sul target degli appassionati), panchine in cemento e tanto altro cemento meraviglioso che è costato l’abbattimento di un discreto drappello di specie arboree fra cui un magnifico ippocastano storico che se ci ripenso, ricomincio a piangere dopo aver appena finito di lacrimare per il gelso di largo Comolli. Mi giunge persino voce che ci sia dell’erba sintetica ma non voglio crederci: una Madonnina in Prato finto sarebbe veramente il colpo di grazia o meglio la rivelazione suprema.

Dicembre 2017, il piccolo parco con al centro l’ippocastano, visto dalle finestre del Liceo Musicale

Le città devono evolvere e così pure gli spazi ricreativi e i parchi urbani. Gli alberi in città sono al servizio dell’uomo e sono i testimoni silenti di una tempo che si costruisce attraverso generazioni: in tutti i tempi le trasformazioni urbane hanno comportato abbattimenti e piantumazioni e non sono io certo quella che potrà sindacare il contrario. Certamente, però, se anziché scegliere la destinazione d’uso in base alle mode del momento si fosse optato per il rispetto della memoria del luogo e la riqualificazione dell’esistente, forse anziché riempirsi di fricchettoni dendrofobici radical chic quel parco sarebbe diventato davvero un piccolo gioiello verde scelto e voluto da tutto il quartiere.

Dicembre 2017: il parchetto in veste invernale

Personalmente, essendo una fricchettona old style, e cioè più affine ai figli dei fiori che ai figli del calcestruzzo, mi pregio di aver nostalgia di quelle innumerevoli giornate in cui scrivevo sul portatile i miei articoli per la Provincia dando un occhio ai miei bambini sul gira-gira, carezzata dalle brezze olezzanti di primavera, mentre attendevo il figlio di turno impegnato a lezione di musica. Quanta compagnia mi ha fatto quel parco, così nelle belle stagioni tanto quanto negli inverni. E proprio nei suoi colori d’inverno lo voglio ricordare, titolato a quel Calogero Marrone che ieri, santo laico, ha quasi surclassato il martire Vittore nella sua giornata, quale protagonista di un gemellaggio che giunge, in data ravvicinata alla dismissione della sua memoria nel parchetto, quasi – ci spiace dirlo – come un’ammissione di colpa. Calogero, sai, io ti vedevo in quell’ippocastano stupendo e ti parlavo. E tu mi rispondevi che fino a che resiste la memoria, nulla muore davvero.

La targa rimossa qualche anno fa, per la nuova titolazione a Valeria Solesin, vittima del Bataclan. Tra le altre cose, nel 2022 fu inaugurata una panchina gialla per Giulio Regeni con Amnesty International, con tanto di targa. Sarebbe interessante capire se è rimasta oppure è stata rimossa anch’essa.



2016, i miei bambini sul gira-gira



[1] La chiesa della Madonnina in Prato, ancora per gran parte dell’Ottocento, prima della costruzione delle ferrovie e delle stazioni, sorgeva su una distesa di terreni prativi che conduceva sino al convento dell’Annunciata, smantellato durante il Regno napoleonico d’Italia e quindi acquisito da Vincenzo Dandolo nel 1810 e trasformato in azienda agricola.