Date le premesse, il consiglio comunale fiume rischia seriamente, se assunto come tale da tutte le parti in causa – giornalisti in testa – di assumere più che mai nell’opinione comune i connotati di uno show personale ad uso e consumo dei belligeranti, come se in passato non fossimo stati abbastanza abituati a quest’idea di arengo comunale ridotto ad estemporaneo palcoscenico di ripicche, accuse e contestazioni e non certo solo dall’ultima legislazione.
Chi scrive, però, è cronista atipica, formatasi in archivio intorno alla storia municipale varesina – al consiglio comunale nello specifico – e parallelamente sugli studi decameroniani. Reduce da un recentissimo viaggio a Firenze, in Santa Maria Novella lo scorso sabato meditavo sulla genesi della brigata e sul suo ritiro in fuga dalla città esposta al contagio della pestilenza: in un attimo il pensiero è corso ai rappresentanti della democrazia varesina, che di lì a poco sarebbero stati costretti ad un eccezionale conclave per riformulare le regole del gioco.
Nella cornice del Decameron Pampinea – non a caso eletta regina della prima giornata con una splendida corona d’alloro: la prima donna laureata!– si pone alla guida di un manipolo di giovani donne e giovani uomini (in maggioranza donne, si sarà, ma meglio precisare) dettando una serie di nuove norme per una convivenza civile nelle due settimane in cui la compagnia sarà in fuga dal mondo, non a caso eleggendo un palazzo meraviglioso cui farà seguito una seconda dimora, ovviamente provvisti di giardini meravigliosi ove intrattenersi nella comune propensione a novellare per passare il tempo.
Sorridendo, pensavo a quante coincidenze vi siano fra l’incredibile caso del consiglio comunale dicembrino di Varese da svolgersi nel meraviglioso contesto natalizio del Giardino delle Meraviglie e le dinamiche del novellare decameroniano. Sorridevo e pensavo che effettivamente la fuga da una città ormai esposta all’arbitrio ci sta, così come l’obiettivo da raggiungere, definire una nuova visione regolamentata di Varese che sarà ratificata dall’approvazione del bilancio.
E in effetti avevo visto lontano. Quello che si sta formando sotto i nostri occhi, ma che forse pochi vedono (e nessuno riporta come tale, ed è un problema) è un consiglio comunale da cui emerge tutto il lato umanamente narrativo di chi ci rappresenta. A poche ore – anche se per qualcuno forse saranno già troppe, ma anche questa è umanità – dal suo esordio abbiamo già una certezza: il parlamentino municipale sta tornando centrale nell’interesse collettivo, e mai come da molti anni, anzi decenni a questa parte se ne sta disquisendo in ogni contrada. Che si tratti di singole personalità particolarmente dotate di vena retorica o di propensione alla sempre decameroniana battuta, o della camera nel suo complesso, il ruolo chiave del consiglio è quello di farsi interprete e racconto di una cittadinanza e delle sue piccole istanze, la vera Voce di Varese, che deve tornare a sentirsi protagonista e non solo spettatrice delle imprese di chi la rappresenta. In particolare, e mi piace segnalarlo, stanno emergendo sulle altre le voci narrative del sindaco Davide Galimberti, di cui eravamo sino a ieri abituati all’inossidabile e indeclinabile (o quasi) aplomb, oggi improvvisamente divenuto quasi il Dioneo sferzante della situazione, e quella elegantemente appassionata – anche nei fuori campo – del presidente Coen Porisini, proprio colui che, appena insediatosi, aveva auspicato il ritorno dell’interesse del cittadino nei confronti delle istituzioni: un novello Filostrato cui affidiamo la preghiera di perseverare in tal guisa in questo e in tutti i prossimi consigli che verranno. Il tutto nel segno della rivoluzione gentile annunciata da anni e rimasta ad oggi più intenzione che pratica effettiva. Chi voglia rivedere la prima seduta del consiglio fiume di dicembre:
Consiglio Comunale 9 Dicembre 2025