Seleziona una pagina

Ha suscitato indignazione la notizia del musicista di strada che ieri, sabato 13 dicembre, poco dopo mezzogiorno è stato sanzionato dalla polizia locale – dietro segnalazione – per essersi esibito in orario non consentito in Corso Matteotti, il cuore pulsante della vita bottegaia varesina.

Sebbene la Varese dei social si sia subito prodotta in un giudizio unanime di condanna nei confronti dell’accaduto, per chi bazzica le carte d’archivio la questione risuona come un dèja vu di antica data, che purtroppo conferma che son cose sempre successe, meschinerie gratuite che certo non rendono giustizia al cuore grande della Città Giardino: anche il capoluogo prealpino, infatti, ha avuto i suoi canterini di piazza dalla notte dei tempi tanto quanto le città più blasonate, sebbene li abbia quasi del tutto cancellati dalla memoria collettiva. Non è certo un caso che il cantastorie oggi più celebrato d’Italia sia Branduardi, figlio della nostra terra.

In particolare, chi scrive si è occupata tempo fa di un caso molto particolare, una cantastorie dimenticata degli anni centrali dell’Ottocento, allontanata da Varese con la patente di “matta”. Certo, il suo personaggio fu tale da creare all’epoca scalpore: Maria Ciotti, questo era il suo vero nome, detta la Mazzacana, era una donna libera, nata in una cascina a Bobbiate nel 1816, l’anno in cui Varese venne elevata a città, vissuta sin da bambina senza mamma e abituata a badare a se stessa e a mantenersi da sola per vivere. Ufficialmente filatrice, componeva canzonette intorno a tematiche della attualità varesina e le portava in piazza all’attenzione popolare, catalizzando ripetutamente proprio sotto ai Portici Maggiori – l’attuale Corso Matteotti – grandi folle sempre pronte ad ascoltare le sue “novità”, a volte irriverenti, spesso semplicemente goliardiche o scanzonate su questo o quel personaggio varesino.

Maria, il mio personaggio forse più tragico in assoluto, più volte incarcerata perché ridotta alla fame e alla questua, fatta allontanare da Varese per istanza congiunta del Prevosto di allora e del Municipio, terminò i suoi giorni al Manicomio di Mombello il 15 dicembre del 1873.


Da tempo penso a darle una nuova chance attraverso un’opera musicale, benché di lei – che era analfabeta – non si sia trovata ad oggi se non la documentazione indiretta dei fatti occorsi.


Se vi fa piacere leggerne la storia, è disponibile sul bellissimo almanacco varesino che porta il titolo di Calandari Do Ra Famiglia Bosina par or 2025, ossia quello dell’anno in corso, che può essere richiesto alla Famiglia Bosina medesima. Mi fa piacere poi ricordarvi che il nuovo Calandari, fresco di stampa di questi giorni, è disponibile come strenna alle librerie Ubik e Canesi e naturalmente ho partecipato anch’io come tutti gli anni alla compilazione. Ne riparleremo.

Leggi anche:

Maria la Mazzacana, una cantastorie varesina dimenticata degli anni del Risorgimento. – La Voce di Varese