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La piscina comunale vista da Villa Mirabello

Per quel che può valere la Voce di Varese nel novero dei media locali, mi unisco al coro di solidarietà nei confronti del sindaco della Città Giardino, pesantemente offeso da scritte ingiuriose con cui mani ignote (e che ci auguriamo siano prontamente individuate e punite) hanno imbrattato la dismessa piscina di via Copelli, attualmente in stato di abbandono unitamente al limitrofo comparto del Minigolf di cui mi sono variamente occupata con inchieste anche sul fronte storico.

Davide Galimberti sa bene quanto io tenga a lui, non solo come amico ma anche quale sindaco presente e sicuramente dedito incessantemente e visceralmente alla causa della nostra Varese; e però conosce anche la mia premura di voce civica senza padroni per la questione – perché tale è, in senso manzoniano – del decoro cittadino, che purtroppo, inutile negarlo, latita, in particolare laddove siano presenti situazioni di trascuratezza e disinteresse amministrativo.

Ho sempre pensato che l’incuria attiri altro degrado, mentre al contrario l’educazione alla bellezza parta dall’esempio virtuoso. Io sono per le piazze e le strade che si riempiono di vita, anche se poi la sera vengo smentita da una rissa di balordi capitati ad orologeria: come plaudo al coraggio di celebrare una via Como in cui ho abitato a lungo e ho lavorato (nei sotterranei archivi della Righi) sfidando la narrazione univoca e svilente, allo stesso modo rivendico dignità per tutta una serie di questioni lasciate in sospeso che non possono non attirare l’attenzione mediatica e quindi potenzialmente diventare il ricettacolo della frustrazione covata lungamente in sordina, benché nulla mi tolga dalla testa che i vandalismi attuati all’ex piscina comunale siano frutto di una bravata di un manipolo di qualche isolato balordo nient’affatto legato a istanze di faziosità chiaramente decifrabile.

Il degrado si combatte in primis attraverso la promozione del bello e della cultura anche e soprattutto nei quartieri periferici, sebbene non solo – la piscina è ubicata in zona centralissima.

Non mi stancherò mai, infine, di invocare il dialogo ritrovato con la città, in una dimensione umile e non propagandistica. Non serve a niente proclamare grandi imprese per mezzo di comunicati stampa quando poi le stesse tardano a concretizzarsi. Torno a richiamare gli animi dei politici nostrani al sacrificio del povero gelso: quando verrà debitamente onorato? Quell’albero barbaramente immolato alla causa della ciclabile è un segno inequivocabile di saggezza trucidata a colpi di hybris, ed è davvero difficile distinguere quel tipo di vulnus alla città da quella stessa volgare oscenità che a caratteri cubitali trionfa da chissà quanti giorni – non ci è dato di sapere, il comunicato stampa non ne fa menzione – sul celeste piastrellato della vasca pubblica. In entrambi i casi sono stati colpiti e umiliati i simboli della nostra identità. Ne aggiungo un terzo: la cappelletta di via Postumia, che ostenta il triduo dell’Addolorata sfregiato dallo scorso dicembre e nessuno ha ancora avuto la volontà o il tempo di occuparsene. Bene, domani mattina sarò in archivio di stato a viaggiare fra mappali, cercando di districarmi nel guazzabuglio. E penserò, come sempre, alla mia città da una prospettiva privilegiata: quella di chi ricerca, parla e scrive liberamente, dall’alto di un cuore libero di intervenire nel dibattito pubblico senza condizionamenti, al semplice scopo di rappresentare la voce di chi non ha più voce o in qualche modo la sta perdendo.
Coraggio Davide. Hai ancora parecchio tempo da spendere per restituire giustizia e poesia a Varese, sempre se hai la volontà di farlo.

P.s. non abbiamo scelto, nonostante ci siano arrivate in CS ufficiale, di mostrare le foto ingiuriose nei confronti del sindaco, e non solo perché ci addolorano e ci disgustano. Il rispetto personale per quanto ci riguarda è la prima delle istanze morali e deontologiche che sorreggono la nostra professionalità.