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La locandina-invito dell’evento

Una bellissima notizia è emersa dal convegno tenutosi nella mattinata di venerdì 9 febbraio nell’aula magna dell’Università dell’Insubria in occasione della Giornata Mondiale della Lingua greca: di fronte ad una fitta platea di studenti del Cairoli, partner dell’iniziativa (patrocinata dall’Ambasciata greca di Roma e dal Consolato di Milano), è stata annunciata la prossima partenza di un progetto pilota su Varese per l’insegnamento del greco antico agli adulti.

L’aula magna di Via Ravasi gremita (parte dei cairolini hanno seguito a distanza dalla propria sede di Casbeno)

Un progetto targato Cairoli ancora in via di definizione e che però promette da subito di fare il botto, considerato il forte revival degli studi classici e letterari degli ultimi tempi registrato (con recenti esperimenti analoghi anche a Milano) nel target anagrafico dei “maturi”.

Il professor Johannis Konstantakos

Durante il convegno varesino, presieduto dal professor Mario Iodice e salutato dal sindaco ed ex cairolino Davide Galimberti (sono contenta, perché il 6 febbraio è anche la data della cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali, per cui Davide si è speso tanto: mentre pubblico queste righe c’è grande festa al Palaghiaccio in attesa di collegarsi coi maxischermi con lo Stadio Olimpico di San Siro), dalla rettrice dell’Insubria Maria Pierro, dalla dirigente del Cairoli Elisabetta Rossi e dei miei sempre adorati professor Salvatore Consolo e Dora De Bastiani, rispettivamente dirigente e segretaria emeriti del liceo, la sessione di interventi si è giostrata sul tema dello straniero nella cultura greca, con valutazioni e confronti sull’oggi.

La Voce con il bellissimo Sant’Ambrogio patrono dell’Insubria (ex Collegio Sant’Ambrogio). Ingresso di via Ravasi

Particolarmente interessante per quanto mi riguarda è stata la dissertazione della professoressa Bearzot della Cattolica di Milano, che ha posto l’attenzione sulla condizione dei meteci in Atene, ossia i residenti nella polis privi di cittadinanza greca, dal dovere di prestare servizio militare al diritto di libera espressione negli spazi aperti dell’agorà e dei negozi; molto, molto affascinante anche la lunga relazione del professor Konstantakos dell’Università di Atene sul viaggio del poeta e legislatore Solone, che si autoimpose un esilio decennale per conoscere i costumi del mondo allora noto, peregrinando per mare fra vari popoli e facendo ritorno in patria con in testa le nuove leggi per Atene. Chi non c’era si è perso davvero molto. L’augurio è che di convegni di questo tenore se ne tengano sempre di più, a Varese, prossimamente.

Uomo di cultura, terracotta policroma, 2002, all’ingresso della sede di via Ravasi dell’Università dell’Insubria.

Aggiungo una piccola nota personale (sorrido pensando soprattutto ai liceali che oggi mi guardavano incuriositi di sottecchi). Ho già raccontato diverse volte sulla Voce, ma repetita iuvant, come io stessa, forte di un ritorno di fiamma per gli studia humanitatis chiusasi l’esperienza della Provincia di Varese (e a consolazione di questo dolore), abbia sentito il bisogno di avvicinarmi anche a quel greco che non avevo mai affrontato in gioventù, avendo alle spalle (ahimè) studi scientifici. Certamente la mia grande passione per Boccaccio e il suo straordinario lavoro filologico non potevano tenermi lontano ancora a lungo da questi lidi: grazie a lui, che ospitò tra l’estate del 1360 e l’inverno del ‘62 Leonzio Pilato per tradurre Omero, prendono avvio l’umanesimo greco e la riscoperta della civiltà ellenica in Europa. In un recente convegno intorno al Boccaccio Dantista e Umanista (tenutosi nel Palazzo dell’Arte della Lana a Firenze nel maggio del 2025) a cura della Società Dantesca in collaborazione con l’Ente Nazionale Boccaccio, si è molto dissertato del genio umile dell’autore del Decameron, che pur rivendicava con orgoglio di aver riportato la tradizione greca in Occidente: nei 650 anni dalla morte è stato ricordato come Petrarca stesso, che si riteneva il padre della restaurata classicità latina, riconoscesse nell’amico in parallelo il pionierismo sugli studi greci, arrivando addirittura ad identificarlo con Omero nelle Familiares (XXIV, 12, o almeno questa è l’interpretazione che ne dà il Billanovic). Una curiosità: nel celeberrimo manoscritto Toledano, Boccaccio è autore di un ritratto in mezzobusto di Omero realizzato con il famigerato inchiostro simpatico e leggibile solamente attraverso i raggi ultravioletti, firma compresa (Johannes de Certaldo pinxit).