
Serata movimentata ma fruttuosa, quella che lunedì 20 nei locali della scuola Sacco ha visto riuniti in massiccia partecipazione i consigli di quartiere di Biumo e Belforte, alla presenza dei vertici dell’amministrazione varesina – sindaco, vice e assessore ai Lavori Pubblici – e di molti big del territorio, intorno alla vexata quaestio della nuova viabilità e delle ciclabili in divenire.
Rimarrà agli annali questa animosa rimpatriata di due realtà territoriali sorelle sotto l’egida di San Sebastiano, che ha dovuto spegnere svariate volte i toni un po’ troppo accesi dei presenti convenuti a dialogare su tematiche decisamente d’impatto; anche perché i lavori – ha precisato, esordendo, il sindaco Galimberti – dovranno essere terminati in tempi brevi, ossia entro i termini definiti dal PNNR. Lavori che hanno come intenzione quella di migliorare la vivibilità dei due quartieri, chiamati di concerto ad una vera e propria rivoluzione urbana congiunta esordita con la riqualificazione in atto del castello di Belforte, proseguita con la bonifica dell’ex Macello e con i cantieri stradali.
Molte, intense e prevedibili, le proteste circa la dinamica degli eventi, che hanno visto comparire dall’oggi al domani cantieri lungo l’ultimo tratto di viale Belforte, quello biumensino: “Cose che dovevate dirci prima – ha tuonato rivolta agli amministratori la guida turistica più famosa di Varese, Elena Ermoli, voce Rai della Tre Valli – perché noi di Belforte siamo stufi di sentirci mettere i piedi in testa e alla fine non vi crediamo più”. Elena, che si sposta quotidianamente in bicicletta, rappresenta quella frazione dura e pura della cittadinanza che, nonostante Varese non abbia le caratteristiche di morfologia urbana di una Copenaghen o, per rimanere nel nostrano e nell’estense, di Ferrara, com’è stato più volte ribadito durante la serata, perseverano nella convinzione che la bicicletta sia un valore aggiunto per la mobilità (non fosse altro che il nostro territorio, pur partendo svantaggiato, ha dato i natali a molteplici campioni delle due ruote, uomini e donne); e però, proprio perché di due ruote se ne intende, è dubbiosa circa l’effettiva utilità della nuova ciclabile, che secondo la presentazione in staffetta dell’ingegnera Mengaldo, tecnica comunale, e dell’assessore alla Mobilità Andrea Civati, andrà a proseguire su via Carcano, arrivando sino alla nuova rotonda di largo Comolli che sostituirà l’attuale semaforo.
Proprio Civati si è reso protagonista di un’ardita ma interessante spiegazione della nuova viabilità che sostanzialmente porterà via Carcano a doppio senso di circolazione, con immissione quindi già su viale Belforte, mentre provenendo da via Ledro non si potrà – già è così da qualche giorno – più immettersi verso sinistra ma solo a destra. Un’operazione duplice che avrà come scopo in primis, secondo gli studi effettuati dall’assessorato, ridurre (“del 40%”) la pressione del traffico su viale Belforte e nel contempo garantire la sicurezza a ciclisti e soprattutto a pedoni.
Il tema della sicurezza è comparso più volte quale protagonista effettivo delle argomentazioni della giunta sulla base di verifiche intorno alla notevole incidentalità della zona; una situazione non certo favorevole per chi si avventura a piedi tentando di attraversare la strada su viale Belforte e non certo fuori dalle strisce (che andrebbero comunque rapidamente ridisegnate a dovere, lavori o non lavori). Attenzione puntata dunque non solo ai diritti dei ciclisti: forse ancor di più per chi si muove a piedi per necessità o anche per ristabilire quel patto d’amore con il proprio quartiere tanto invocato dalle ragioni di bottega, alle quali però serve – e giustamente – anche un vitale spazio carraio e di parcheggio. E quindi? Molteplici gli interrogativi sollevati dai negozianti, intimoriti – come ha spiegato Sara Tringale del bar La Bussola – dall’idea di veder morire in breve tempo il commercio sul viale ma non solo: la tabaccaia ha osservato la difficoltà, nel piano previsto, di far transitare automezzi di soccorso nel quartiere Molina. Un disagio recepito dal titolare dei Lavori Pubblici, dichiaratosi pronto a valutare la questione e, nel caso, a modificare il senso di marcia di via Feltre, oggi a sola immissione da viale Belforte.
La serata ha prodotto scintille soprattutto sul tema dei parcheggi, benché sia stato ricordato che oggi vengono effettuati proprio sull’antica ciclabile disegnata a ridosso degli esercizi commerciali, di fatto quasi mai utilizzata allo scopo ma proprio per questo ad alto rischio per i pedoni. Se il pubblico è stato confortato circa il proposito di non andare ad intaccare il numero complessivo attuale dei posteggi né sul viale né su via Carcano (e però quelli a spina di pesce saranno raddrizzati), il ragionamento si è spostato sulla questione del pendolarismo che di fatto monopolizza da tempo gli spazi di via Brunico, via Tonale e anche del nuovo parcheggio Aldi, che sulla carta avrebbe dovuto garantire un incremento cospicuo di posteggi gratuiti per la popolazione tutta ma che di fatto è una variante della questione precedente: anche in questi caso Civati, incalzato da domande e obiezioni, ha ragionato serratamente sulla possibilità di introdurre un disco orario e un lasciapassare per i residenti in zona.
Una riunione fiume durata più di due ore, e che – va sottolineato – ha fatto emergere chiaramente il problema degli intoppi di comunicazione fra istituzioni e cittadino, ma che prontamente si è prestata anche ad un dialogo per nulla privo di umanità e di interesse da ambo le parti: dialogo che, si auspica, prosegua nella medesima direzione con cui finalmente – meglio tardi che mai – ha avuto avvio. Una questione che ha generato il consenso unanime è stata la richiesta di rendere il più possibile alberato il viale soprattutto nella parte in immissione su via Carcano: chi scrive, causalmente, la mattina stessa si trovava di fronte, fra altre carte, in archivio comunale le delibere dell’allora giunta Oldrini che misero nero su bianco la definizione dei primi marciapiedi alberati sia su viale Belforte sia su viale dei Mille: era il 1957. Chissà se allo scadere del settantennio da tante cose potremo finalmente vivere a pieno il sogno del sindaco umanista che diceva convintamente che occorre tener conto delle esigenze di tutti, perché «noi siamo amministratori di tutti i cittadini».