
Con quale libro avete iniziato l’anno?
La Voce dà avvio alle sue letture con Una donna, il capolavoro di Sibilla Aleramo pubblicato nel 1906. Nel 2026, infatti, ci accingiamo a celebrare i 150 dalla nascita della scrittrice a cui il compagno Giovanni Cena suggerì di portare il segno dei marchesi Aleramici monferrini nel nom de plume. Sibilla nacque Marta Felicina Faccio il 14 agosto 1876 ad Alessandria.
Non è per me propriamente una lettura ex novo.
Avevo iniziato il romanzo autobiografico della scrittrice dello spirito femminile nell’arte tanti anni fa, arenandomi su un episodio pesante della sua infanzia nel quale, purtroppo, mi ero rivista. E mi ero rifiutata di proseguire.
Oggi, dopo un lungo processo di studio e di riprogrammazione della mia identità personale e professionale, credo finalmente nel valore supremo terapeutico della letteratura. Sia per chi scrive sia per il lettore, al quale il messaggio è rivolto. Ed è proprio per questo che mi accingo a rivivere queste pagine con tutto il trasporto e l’affezione che meritano.
E’ importante l’atteggiamento con cui ci si pone nell’atto di leggere, dal momento che sin dalle prime pagine si può confermare o rinnegare il patto di amicizia con l’autore, che elegge il suo pubblico prima ancora di essere scelto dai suoi lettori. In buona sostanza, se state divorando le pagine di un libro, sappiate che siete stati come predestinati a farlo, siete l’obiettivo stesso di quel libro, di quel passo scrittorio, di quello scrittore. Ecco il perché del colloquio che si innesca, delle frasi che sembrano proprio rivolte a noi, della consolazione che proviamo nel rifugiarci in quelle righe giorno dopo giorno. Un libro è un amico che ci accompagna in un momento preciso della nostra vita, nel quale avevamo bisogno proprio di lui.
Della storia narrata in Una donna – osannata dalla critica e dalle vendite all’indomani della pubblicazione, ma che costò anche a Sibilla un prolungato periodo di esaurimento personale e scrittorio – ho avuto modo di leggere recentemente i prodromi manoscritti in un carteggio – conservato negli archivi di una benemerita istituzione milanese – che mi ha commossa, facendomi chiedere una volta di più chi sono io per poter accedere al cuore di personaggi tanto straordinari, come mi capita da quando – ormai una dozzina d’anni – mi rifugio nella memoria documentaria cercando… di dimenticarmi di me stessa.
Il rapporto di Sibilla con Varese è ancora tutto da chiarire e scrivere. Certamente la sua intensa amicizia con Fausta Cialente e con i coniugi Guttuso non può non aver lasciato in lei profonde impressioni sulla dolcezza delle lande prealpine.
Per chi volesse saperne di più sul mio rapporto con Sibilla:
Nel giorno natale di Guttuso, un sogno: portare la Sibilla a Masnago – La voce di Varese