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Pietro e Paolo sono, com’è noto, i nomi dei santi titolari della popolosa parrocchia di Biumo, che fa capo all’omonima castellanza varesina: coniugati fra di loro e al cognome Petrino definiscono una quintessenza territoriale praticamente perfetta. Sta di fatto che un personaggio Pietro Paolo Petrino è veramente esistito nel XVII secolo, veramente ebbe natali biumensini e nel 2026 sarà il protagonista di un prestigioso calendario, sortito dalle edizioni degli Amici del Centro Storico di Arona, ai quali si deve il ritrovamento del materiale manoscritto su cui ruota la pubblicazione.

Si tratta di appunti vergati di pugno da un sacerdote, Pietro Paolo Petrino appunto, e ritrovati qualche anno addietro negli archivi parrocchiali della città borromea dallo studioso aronese Antonio Zonca, docente e autore di una nutrita serie di lavori di argomento storico locale. Il Petrino, nato a Milano il 24 gennaio del 1631, era figlio di un notaio biumensino, Bernardino, e della moglie Bianca. Nel 1659, in concomitanza con il passaggio dell’Italia sotto l’orbita spagnola, divenne coaudiutore della parrocchia di Arona e qui, con il piglio brillante e polemico tipico degli intellettuali dell’età barocca, fu il testimone eccezionale e il cronista titolato dei fatti locali dell’epoca legati alla comunità civile. Nel bellissimo calendario illustrato compilato da Zonca sono citati, mese per mese, avvenimenti salienti e vicende suggestive che Petrino metteva nero su bianco sulla pagina, spaziando fra questioni di cronaca bianca e nera di piccolo, medio e ampio cabotaggio, note di meteorologia, prezzi di vino, notizie di politica cittadina intorno ai conti Borromeo e milanesi e voci intorno ad affari, personaggi, problemi nazionali ed internazionali; soprattutto – come ricorda lo stesso Zonca – «con l’incognita sempre presente dell’arrivo di qualche esercito a scompaginare la tranquillità del borgo».

Del Petrino, che in quegli anni cruciali fu, dal suo osservatorio privilegiato di canonico della città che aveva dato i natali a San Carlo, un più che moderno reporter del tempo, si perdono le tracce dopo la settima decade del ‘600. Per noi varesini, oltre all’onore di aver guadagnato alla memoria locale un siffatto, squisito intellettuale grazie all’attenzione dei colleghi studiosi dell’altra riva del Verbano, resta l’emozione di sapere che costui visse ed operò all’epoca del disfacimento del prestigio dei Biumi in terra milanese e nostra, casata che lui certamente ben conosceva. Chi scrive, ovviamente, spera in ulteriori indagini sulla questione. Chissà. Per ora incrociamo le dita: nell’anno del recupero del Castello di Belforte, certamente, si tratta di un segno più che suggestivo.

Una curiosità: nelle cronache dell’aprile 1668 si trova citato – e riportato fedelmente sul calendario aronese – un fatto legato ad un pellegrinaggio di un bergamasco che dal Sacro Monte di Varese, allora ancora in fase di costruzione, si era portato a quello di Varallo. Come scrivevamo più sopra, un personaggio, il Petrino, tutto ancora da scoprire.